Edizione 2021

Dante 2021Rinascimento 2.0 APS, nella sua attività culturale, riesce, anche nel 2021, nell’intento di realizzare il Festival della Parola. Come preannunciato il 18 luglio 2020, nel corso della serata conclusiva della VII edizione dedicata a Federico Fellini, la manifestazione quest’anno avrà come filo conduttore la figura di Dante Alighieri e le sue iniziative avranno luogo a Parma e in provincia, tra giugno e settembre: giugno è infatti il mese in cui nacque Dante nel 1265; morì nel 1321 (probabilmente il 13 o il 14 settembre).

Nonostante siano passati 700 anni, in moltissimi Paesi nel mondo la grandezza del nostro Poeta continua a essere esaltata, patrimonio universale di poesia e di umanità e il suo culto, dopo tanti secoli, è più vivo che mai. Basti pensare alle innumerevoli traduzioni, parziali o totali, della Commedia e agli studi fatti in Europa e nelle Americhe nel suo nome. Singolare poi il fatto che Dante sia forse l’unico poeta ad essere ricordato con il nome e non con il cognome (la cui forma legittima pare quella di Alaghieri, ma prevalse poi, per l’autorità del Boccaccio, quella di Alighieri).

L’arte accoglie in lui, fondendole in una sintesi mirabile, tutte le voci del suo tempo: la cultura filosofica, i problemi religiosi, morali, scientifici, letterari e linguistici, la passione politica.

Ma la straordinarietà sta nel fatto che la sua opera continua a racchiudere in sé le radici della nostra civiltà attuale. L’immensa materia trattata da Dante è diventata la più originale, varia, sublime poesia che si conosca: poesia che per la sua inesauribile ricchezza è tale che, “saziando di sé, di sé asseta“.

E anche noi con la celebrazione che tributiamo al Poeta in questa edizione del Festival della Parola vogliamo stimolare tante persone, soprattutto i giovani, ad accostarsi al mondo dantesco con quell’amore per la cultura che sublima l’esistenza umana.

“Leggere Dante è dovere, rileggerlo necessità, sentirlo presagio di grandezza”, diceva Nicolò Tommaseo. Emblematica, al riguardo, è la figura di Ulisse, che Dante immagina di incontrare nella bolgia dei Consiglieri Fraudolenti nel XXVI canto dell’Inferno. Mentre Omero fa morire il mitico eroe pacificamente ad Itaca, Dante, spirito nobilmente attivo, lo fa morire in un pericoloso viaggio di scoperta. Significative le parole con cui Ulisse si rivolge ai suoi compagni per convincerli al folle volo e instillare in loro quell’ardore che fa dell’uomo un essere diverso dagli animali: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

“Seguir virtute e canoscenza”: questa è la regola che Dante ci indica con la testimonianza sublime della sua poesia e della sua umanità; questo è l’ambizioso dono di ritorno e di riconoscenza che il Festival della Parola ha deciso di regalare al suo pubblico, con la speranza che quanto proposto infonda curiosità e spinta a (ri)scoprire Dante con occhi nuovi e nuova consapevolezza.

Manlio Maggio – ideatore e curatore del Festival della Parola

FUORI FESTIVAL
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