Edizione 2020

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La serata conclusiva della VII edizione del Festival della Parola di Parma, causa allerta meteo, si svolgerà sabato 18 luglio sempre al Centro Giovani Federale, in via XXIV maggio, 15 e seguirà il medesimo programma inizialmente previsto sabato 11 luglio:

ore 21.15 Nel nome di Fellini con Nicola Bassano e Michele Guerra;

ore 21.30 I Fell in(i) love (Concerto-Spettacolo in Prima Nazionale) con Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti; voce narrante: Gianfranco Angelucci; Orchestrazione e progetto artistico: Paolo Castelluccia.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti, previa prenotazione obbligatoria whatsapp al 3515337070.
Per informazioni cell. 3930340603 coordinamento@rinascimento2zero.it www.festivaldellaparola.it.

Quest’anno il Festival della parola sarà dedicato a Federico Fellini: sarà un modo per omaggiare il grande maestro nel centesimo anniversario della sua nascita.

La VII edizione del FESTIVAL DELLA PAROLA si svolgerà a PARMA da mercoledì 8 a sabato 11 luglio 2020: gli appuntamenti, tutti ad ingresso libero previa prenotazione anche con WhatsApp 351 5337070, avranno inizio alle 21,15.

Il programma si completerà il 24 luglio a SORBOLO MEZZANI (PR).

“Dopo gli ultimi tre anni alla Corale Verdi, il Festival della Parola cambia sede, riappropriandosi della sua natura itinerante: quest’anno si svolgerà, sempre a Parma, presso il Centro Giovani Federale, in via XXIV maggio 15, grazie alla collaborazione con Teatro del Cerchio APS che da anni organizza al Federale SPAZI D’OZIO e alla Cooperativa Aurora Domus che gestisce questo bellissimo luogo di aggregazione del Comune di Parma per i ragazzi dai 13 ai 18 anni e che offrirà appunto i suoi spazi al FdP. Più realtà culturali della città hanno deciso di fare squadra, riunendo le proprie iniziative in un unico luogo, in modo da attendere, con ancora più scrupolo, allo stringente protocollo di sicurezza previsto per le manifestazioni culturali in questa prima fase post pandemia.

Alcuni degli ospiti e dei contenuti proposti sono anche frutto della collaborazione con il Comune di Rimini e l’Archivio Federico Fellini; grazie a questa importante sinergia, il Festival della Parola di Parma è entrato nel novero delle iniziative www.fellini100.beniculturali.it, selezionate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, ottenendo il patrocinio dal Comitato delle celebrazioni per il Centenario del regista.

Come è avvenuto nelle edizioni 2018 e 2019, dedicate rispettivamente a Luigi Tenco e a Giorgio Gaber, anche nel FESTIVAL DELLA PAROLA 2020 alcuni appuntamenti prenderanno in prestito i titoli dei film di Federico Fellini”.

(Manlio Maggio – ideatore e curatore del Festival della Parola di Parma)

“È certamente arduo determinare dei confini netti, in grado di tracciare una mappa esaustiva dell’articolato e multiforme percorso creativo di Federico Fellini. Cantore del tempo, dell’oblio e del ricordo, poeta dell’assurdo, aedo di un onirismo accanito e trascendente rispetto alle volgari pastoie del quotidiano, il regista riminese è fautore di un cinema capace di ergersi come opera d’arte totale, in perenne conflitto col reale e le sue derive. Quindi, non esistono componenti accessorie nei suoi film, ma tutto si coagula all’interno dell’immagine, per supportarla, contraddirla, blandirla, o magari per scardinarne le sue implicazioni più ordinarie. Ecco allora che suoni, rumori, musiche e parole forniscono una vera e propria tessitura acustica del visivo, per moltiplicarne le possibilità espressive.

Proprio nell’evoluzione dell’uso della parola all’interno della filmografia felliniana, è possibile individuare un tratto pertinente non solo della poetica, ma anche della concezione estetica e addirittura politica del regista. Al di là delle finalità più comuni dell’elemento verbale/dialogico, come coadiuvante della narrazione o ausilio nella descrizione psicologica dei personaggi, la parola viene assumendo, film dopo film, il carattere di un vero e proprio principio di sconnessione del senso, in cui il moltiplicarsi babelico delle fonti di fonazione induce la straniata sospensione dello spettatore, il suo distacco dal significato e la sua immersione nel significante audiovisivo. In tal modo, la parola diviene puro suono, entità percettiva in dialogo o in conflitto con le altre componenti audiovisuali, scatenando pantagrueliche e disorientanti cacofonie.

Infine va notato come, in tutta la sua carriera, Fellini dia voce ai fantasmi, cioè alle proiezioni della sua memoria e del suo immaginario: di qui la componente più suggestiva e malinconica del suo cinema, che sovente prende la forma dell’aforisma, del monologo interiore, dello stralunato e commovente scambio a distanza (una distanza che il linguaggio filmico tende a dilatare o a comprimere come per magia) fra un presente sordo e rumoroso e un passato irrimediabilmente concluso, anche se mai del tutto sepolto. A fare da controcanto a tale elemento fondativo della poetica felliniana troviamo – specie nella parte finale della sua produzione – la chiacchiera, il cicaleccio pettegolo, il vano dar fiato a parole ormai svuotate del loro senso e della loro capacità evocativa. Non si tratta di una vera e propria catilinaria del regista all’indirizzo del declino comunicativo della modernità (incarnato soprattutto dalla televisione commerciale, in espansione a cavallo fra gli anni ‘70 e ‘80 del secolo scorso), bensì di una perlopiù mesta constatazione di una nuova realtà di fatto, a cui non resta che contrapporre – come avviene nel finale del suo ultimo film La voce della luna (1990) – l’auspicio del silenzio.”

 

– Gian Giacomo Petrone, consulente artistico Festival della Parola 2020 –

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